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Il ruolo dei gatti nella storia

28 Settembre 2022

Nel corso della storia i gatti sono stati considerati in maniera differente nelle diverse culture e nel corso degli anni, passando da essere adorati come divinità a odiati come spiriti maligni.  Ma da dove nasce il legame tra l'essere umano e il gatto? E come è cambiato nel corso dei secoli?

Si è sempre pensato che i gatti fossero stati addomesticati nell'antico Egitto, ma recenti studi hanno confermato che accadeva già da molto prima. In particolare, 100.000 anni fa, in Mesopotamia, quando i gatti venivano addestrati per combattere i piccoli animali che mangiavano il grano delle colture e che rappresentavano un problema per il sostentamento degli umani.

Ma, senza alcun dubbio, è in Egitto che si è creato un rapporto più stretto tra uomini e felini, quando questi animali venivano rispettati e associati alla dea della casa e dei templi, Bastet. I gatti erano considerati un alleato molto importante per questo popolo, grazie alla loro grande capacità di cacciare, perché tenevano i roditori lontani dalle colture di cereali, il principale mezzo di sostentamento delle famiglie. Addirittura, quando morivano, venivano anche mummificati.

I greci si innamorarono dei gatti d'Egitto e rubarono loro 6 coppie in modo che potessero crearsi una loro colonia. Con le prime cucciolate, i Greci cominciarono a vendere i gatti a Romani, Galli e Celti, cosa che aiutò la diffusione di questi felini in tutto il Mediterraneo, grazie al fatto di essere considerati animali piacevoli da compagnia per la loro eleganza e pulizia.

Andando dall’altra parte del mondo, nell'antico Impero della Cina, i gatti erano usati per cacciare topi e per tenere compagnia alle donne e oggi sono considerati dei portafortuna capaci di scacciare gli  spiriti maligni.  Fu proprio attraverso la Cina che i gatti arrivarono in Giappone a metà del VI secolo.  Dopo secoli a far parte della vita dei giapponesi, non sorprende che i gatti siano stati rappresentati tanto sia nell'arte che nell'immaginario giapponese.

Un'altra cultura in cui i gatti sono molto importanti è quella dell’India, dove venivano associati alla dea della fertilità, Sati, che aveva le sembianze di un felino.  Qui, per allontanare i roditori, venivano realizzate piccole statue a forma di gatto per spaventarli.

Il ruolo di cacciatori di topi era anche molto apprezzato dai Vichinghi, che non solo li tenevano come alleati nelle loro case ma anche sulle loro navi. Infine, arrivando alla cultura celtica, il gatto era il guardiano dell’aldilà, un alleato dei Druidi e possedeva caratteristiche legate alla luna.

Con il diffondersi di alcune religioni (in particolare il Cristianesimo) durante il Medioevo, i gatti cominciarono a essere considerati creature di cattivo auspicio. Per questo motivo, smisero di essere adorati per essere quasi debellati, il che comportò diversi problemi legati al controllo dei parassiti.

Fortunatamente oggi questa percezione è cambiata e oggi i gatti sono tra gli animali domestici più popolari e amati, e sono considerati preziosi compagni di vita per le persone di tutto il mondo.